Category: Cinema/TV
Anime: Oblivion Island: Haruka and the Magic Mirror
March 18th, 2010Cito liberamente dalla presentazione del lungometraggio: Ad oggi la computeranimazione made in USA è una realtà consolidata nell'industria del divertimento; al contrario, in Giappone la mancanza di un know-how diffuso e l'impossibilità di avere accesso a budget paragonabili a quelli di Hollywood - e qui mi permetto di aggiungere: una predilezione innegabile nei confronti di soluzioni stilistiche nate sulla carta, trasportate con alterne fortune sugli schermi e obbiettivamente difficili da rendere in modo altrettanto espressivo in CG - hanno fatto sì che questo florilegio di tecnologia non prendesse mai veramente piede.
Hottarake no Shima è l'esperimento con cui Production I.G ha provato a spezzare il circolo vizioso di un'allergia tutta nipponica all'animazione 3D.
Ma per adesso trasferiamoci "In un altro luogo, in un'altra epoca"; a quante leggende antiche come il tempo hanno dato vita le comunità rurali? In quelle giapponesi spesso e volentieri le divinità legate alla foresta decidono alternativamente di farsi beffe dei contadini o di offrire ad essi il loro aiuto - in cambio di un compenso adeguato.
Ebbene, C'era una volta, un uomo che aveva smarrito un pettine di legno; in sé nulla di valore, ma per il contadino rappresentava un ricordo prezioso. Disperato, egli si recò all'altare degli Inari portando in offerta un uovo di gallina. Sembra che quella notte gli spiriti fossero di buon umore, perché non solo il contadino rientrò in possesso dell'oggetto dato per perso, ma da allora in poi fra tutti coloro che avevano smarrito qualcosa, si sparse la voce che lasciando un uovo sull'altare del tempietto in un modo o nell'altro l'avrebbero ritrovata - Se avessero più tempo per stare insieme, Haruka trascorrerebbe giornate intere ascoltando la madre mentre le legge storie come questa; purtroppo la donna è costretta in un letto d'ospedale da una malattia incurabile e i libri di favole sono l'unico momento di autentica intimità familiare che madre e figlia riescono ormai a condividere.
Passano alcuni anni, Haruka ormai adolescente e suo malgrado donna di casa si trova a fare fronte alla vita con un padre di giorno in giorno più distaccato e assente. La ragazza vorrebbe cercare conforto nei ricordi della madre ma proprio allora si rende conto, un po' come il contadino nella sua favola preferita, che proprio lo specchio che da bambina in ospedale aveva promesso di conservare con la massima cura non è più al suo posto...
...del resto in tutte le leggende c'è nascosto un fondo di verità, giusto?
...del resto quello sulla collina alle spalle della città è un tempietto abbandonato, giusto?
Allora magari può essere l'occasione adatta per sondare la buona volontà degli Inari.
Invece non ci sono spiritelli benevoli nei pressi del vecchio altare di legno, a meno di accontentarsi di una specie di gremlin orecchiuto con una maschera da volpe sul muso, apparentemente intento ad 'acquisire' e mettere in un sacco gli oggetti più disparati. Convinta di aver trovato la chiave del racconto, e quindi una possibilità di riavere indietro lo specchio, Haruka segue la creatura attraverso il bosco fino a una sorgente; nessuna traccia dello strano essere travestito da Inari, ma nel momento in cui si china sulla superficie dell'acqua ad osservare meglio, una forza la afferra e la trascina dentro...beh, un altrove - che a dar retta all'animazione giapponese ce ne sono a palate e sono tutti ghiotti di studentesse.
Comincia da qui il vero viaggio fantastico di Haruka nell'isola delle Cose Dimenticate, un'avventura alla ricerca dello specchio che la madre le aveva affidato, e possibilmente anche di un modo per tornare a casa.
Ora, per una volta ho dovuto riflettere bene prima di buttare giù un'opinione precisa su questo anime, mentre di solito molte delle mie impressioni riportate qui sopra sono "a pelle". Il problema è che, come capiterà a molti, ho guardato Oblivion Island con davanti agli occhi l'esperienza della casa che comincia con la D (o con la P, ad essere precisi). Indubbiamente di fronte alle produzioni targate Pixar, quelle con un budget che somiglia al Prodotto Interno Lordo di una piccola nazione e i titoli di coda che prima o poi verranno divisi in primo e secondo tempo, la prova di coraggio di Production I.G ha dalla sua molti punti di forza innegabili, ma allo stesso tempo soffre di tutta una serie di ingenuità di base che potrebbero minare il feedback di noi pubblico viziato dall'altra parte dell'oceano. Mi spiego meglio:
L'animazione statunitense a cui accenna la press release ha trovato il modo di ridefinire alcuni canoni tradizionali adattandoli al fatto che non sono più in gioco figure piatte ma modelli disposti nello spazio - e attenzione, il fatto di avere aggiunto una dimensione non è per forza un vantaggio, come dimostra l'evidenza di gag celebri che 'su un piano' funzionano, ma rimesse in scena usando dei modelli perdono buona parte del loro impatto, o sono addirittura irrealizzabili. Ma questo discorso è valido già a partire dal character design; la Pixar da anni ha fatto un enorme lavoro di resintesi sfornando personaggi con un'espressività e un modo di risultare familiari veramente ad oggi senza paragoni. Sono stati concepiti sapendo che avrebbero dovuto occupare uno spazio. Vogliamo invece ricordare che fine hanno fatto i vari esperimenti di virtualizzazione dei personaggi Warner? Devo tirare fuori dal cilindro il prossimo venturo film dei Puffi? Ecco, senza arrivare a livelli così catastrofici, Il problema di Haruka e in generale degli altri personaggi umani in Oblivion Island è che la terza dimensione è stata aggiunta con il calzascarpe tecnologico invece di nascere assieme al modello; si muovono e parlano come i personaggi di una serie animata con tecniche tradizionali, senza però avere accesso alle stesse scorciatoie visuali o la medesima vitalità. C'è un'espressione molto efficace che non credo abbia un corrispettivo in italiano: in pratica più una creatura di fantasia (o anche un automa) comincia ad assumere caratteristiche umane, più passa da 'mostro', a 'inumano', a 'visivamente familiare' se non fino addirittura a 'KE BLL KE 6!!!!'...prima di raggiungere la verosimiglianza "fotorealistica", potremmo dire, con l'uomo, l'esperienza rivela che esiste una Uncanny Valley popolata di personaggi "quasi umani ma non del tutto", e questi suscitano in chi li osserva una reazione spesso ancora più negativa rispetto ai corrispettivi 'inumani'. O per farla breve: "questo è un robottino", "questo è un robottino utile e amico di tutti", "questo è UCCIDETELO COL FUOCO".
Non credo di dire bestialità se affermo che la studentessa giapponese generica n.473858383, paracadutata a forza nella terza dimensione senza interventi apprezzabili, va giù di corsa nell'uncanny valley, e questo forse è la tara tecnologica-stilistica più evidente in questo lungometraggio. Ci sono poi altre ingenuità sparse, tipo set particolarmente complessi in cui si vede il conto dei poligoni calare di brutto, o l'occasionale "tre personaggi in secondo piano camminano con lo stesso identico passo" eredità delle produzioni a budget infimo.
Però detto così sembra che io voglia smontare Oblivion Island e basta, in realtà ok, non sarà la vicenda più originale finita sugli schermi da Osamu Tezuka ai giorni nostri, ma per esempio l'introduzione che fa il verso alle tecniche pittoriche del medioevo giapponese, in generale la contaminazione fra sfondi dipinti ma animati come modelli nello spazio raggiungono una fluidità narrativa inaspettata, fino ad arrivare all'horror vacui totale e assolutamente di impatto dell'isola fatta di oggetti dimenticati (e riciclati in modo curioso), luoghi che sembrano usciti dai momenti migliori di Hayao Miyazaki. Il riscontro di pubblico e critica in patria per adesso è stato assolutamente favorevole, che poi penso sia il riconoscimento principale a cui stesse puntando Production I.G, loro che a più riprese hanno affermato "non vogliamo sembri un film 'americano'"; sarei altrettanto curioso, visto che fra l'altro è stato presentato al Festival del Cinema per Bambini di New York giusto nelle ultime due settimane, di leggere qualche reazione raccolta a casa di Luxo.
Linkografia:
Anime: Summer Wars
November 25th, 2009...
Anime??
Wow, era un bel po' che non postavo nulla in merito; poco tempo e - devo essere sincero - anche poca voglia di mettermi a spulciare un anno di proposte meno che memorabili.
C'è da dire pure che il Giappone sta vivendo questo periodo di vacche magre nella stessa misura - anzi per certi versi peggio - del resto del mondo industrializzato, non sorprende, quindi, che nomi grandi e piccoli dell'entertainment abbiano adottato una linea di condotta fondamentalmente conservativa: meno uscite, budget ristretti, e lo spettro dell'outsourcing ormai realtà di fatto; diciamola tutta: secondo l' opinione generale dentro e fuori dai confini nazionali, non è proprio un gran momento per l'animazione del sol levante. Meno male ci sono ancora momenti di grazia come questo Summer Wars.
Introdurre questo lungometraggio nato per la sala cinematografica non è cosa da "due parole e via"; soprattutto perché di linee narrative principali ce n'è più d'una. Il centro comune attorno al quale ruota la vicenda è Kenji Koiso, ovvero quasi il più tipico liceale introverso nella folta schiera di liceali introversi proposti in cinque decenni di japanimation. A dire il vero, a margine degli hobby rigorosamente da "tecnofilo sfigato" e dell'immancabile cotta segreta per la compagna di liceo Natsuki, Kenji in qualche modo è riuscito a ritagliarsi una nicchia di popolarità, grazie alla sua attitudine a manipolare i numeri davvero al di fuori della norma, tanto da essere stato proposto come rappresentante del Giappone alle Olimpiadi della Matematica.
Fino a qui saremmo ancora nei canoni della commedia romantica fra i banchi di scuola, invece è proprio Natsuki ad imporre la prima sterzata agli eventi, proponendo al giovane genio della matematica di trasferirsi nella tenuta di campagna della sua famiglia per un "lavoretto estivo" non meglio specificato. Kenji da principio tentenna, ma la prospettiva di trascorrere le settimane successive in compagnia di Natsuki ha la meglio.
Giunti infine nella sterminata tenuta degli Shinohara, i termini del "contratto" diventano ben presto chiari: Sta per essere celebrato il novantesimo compleanno della bisnonna di Natsuki, forte e fiera decana di una famiglia che per centinaia di anni ha dato alla luce famosi guerrieri, e che all'alba del ventunesimo secolo è composta soprattutto da professionisti e onesti lavoratori; purtroppo la salute della bisnonna è in lento ma costante declino, per questa ragione, di fronte ai suoi inviti insistenti a "mettere la testa a posto", Natsuki decide di presentarle Kenji come suo fidanzato e promesso sposo, inventando per lui di sana pianta un passato nelle più prestigiose università americane. A Kenji non resta che reggere il gioco e cercare di vincere la diffidenza delle dozzine di parenti di Natsuki giunti alla tenuta per i festeggiamenti. "Tranquillo - lo rassicura Natsuki - Una volta tornati in città aspetterò che la bisnonna stia meglio, poi le scriverò semplicemente che ci siamo lasciati".
Una notte, mentre si gira e si volta sotto le coperte (chiedendosi come abbia fatto a lasciarsi incastrare così), Kenji riceve da uno sconosciuto una strana email sul cellulare; il corpo del messaggio è un'unica, lunghissima sequenza di numeri. Fiutando la sfida, il ragazzo copia con cura la serie di cifre su numerosi fogli di carta, tuffandosi mente e corpo nella decrittazione del testo misterioso. Si fa l'alba, Kenji è riuscito a venire a capo del messaggio; senza porsi il problema di indagare ulteriormente, copia il risultato del suo lavoro sul telefonino e lo reinvia al mittente. E' solo molte ore dopo, quando al suo risveglio vedrà il suo volto su tutti i telegiornali, che il genio della matematica capirà di aver scatenato l'inferno in terra.
Prima di spiegare il secondo arco narrativo, è d'uopo un minimo di background sul Giappone contemporaneo in cui vivono i personaggi di Summer Wars. E' risaputo che molti in Giappone vivono l'aspetto "comunicativo" (BBS, imageboard, network sociali) della rete in modo talvolta parossistico. In Summer Wars, questa ragnatela di relazioni interpersonali è incarnata in OZ, una sorta di Second Life all'ennesima potenza accessibile da tutto il mondo attraverso PC, console, terminali GPS, telefoni cellulari, orologi e chi più ne ha più ne metta. OZ viene pubblicizzato come un'alternativa sicura e felice alla vita quotidiana, un terreno franco in cui incontrarsi, studiare, lavorare, giocare e soprattutto affidare al proprio avatar i segreti che non si rivelerebbero a nessun altro.
In poche parole, con oltre quattrocento milioni di utenti attivi, OZ è diventato la prima vita per una buona fetta dell'umanità; lo stesso Kenji al di fuori dello studio svolge alcuni lavori di manutenzione dell'infrastruttura di questo universo. Immaginiamo la sua sorpresa quando, risvegliandosi dal sonno dell'eroe matematico, scopre che il suo account su OZ è irraggiungibile e che i canali televisivi di tutto il mondo lo additano a colpevole di un tentativo di cracking al cuore amministrativo del mondo virtuale. Saltata definitivamente la copertura di promesso sposo, Kenji deve fronteggiare prima l'aperta ostilità della famiglia di Natsuki al gran completo (l'anziana bisnonna in verità continua a vedere qualcosa di buono nel cuore del giovane ultranerd), poi il mistero che circonda la sequenza crittografata ricevuta la notte precedente, visto che ormai è chiaro cosa ha scatenato l'attacco a OZ. Chi lo ha inviato, e cosa sta facendo con l'account che gli ha sottratto?
Comincia così una lotta fra cervelli eccellenti, da una parte lo scassinatore involontario dell'universo online, dall'altra il misterioso ladro di avatar. I familiari di Natsuki continuano a mostrare un profondo disprezzo nei confronti di Kenji, ai loro occhi, oltre a essere un criminale sta perdendo tempo con "i videogiochi" mentre il resto del clan degli Shinohara si dedica senza un attimo di riposo ai preparativi per la festa di compleanno. Uno solo di loro si fa avanti, forse intuendo la portata della minaccia abbattutasi sulla comunità di internauti, forse anche lui solo per il gusto della sfida. Si chiama Kazuma, un ragazzino parecchio più giovane di Kenji ma altrettanto solitario (mentre il resto della casa brulica di vita, lui sembra davvero trascorrere giorni interi davanti allo schermo del computer in uno stanzino isolato; "Ho bisogno di concentrazione", spiega). Kazuma fra la variegata "cittadinanza" di OZ ricopre il ruolo di campione del torneo di arti marziali - insomma è un gamer professionista specializzato in picchiaduro. I due affrontano l'avatar distorto e ghignante di Kenji con l'approccio che Kazuma conosce meglio: pugni+calci, con l'unico risultato di scatenarne la reazione violenta; I due sono testimoni a loro spese del fatto che il ladro di account non si limita ad appropriarsi degli avatar altrui, li assimila, facendo sue le informazioni affidate ad essi e da essi imparando con una rapidità impensabile per un essere umano.
Come spiegavo poco sopra, in questo Giappone immaginario OZ rappresenta LA rete di relazioni sociali per eccellenza, col tempo le sue strade digitali sono state popolate da curiosi, utenti casuali, e poi frequentatori assidui, nuove realtà di business, su fino ad arrivare ai centri politici e industriali dei cinque continenti, tutti interconnessi, tutti identicamente vulnerabili. Ora che qualcosa sta guadagnando l'accesso agli strati di dati più riservati, i quattro angoli del mondo si scoprono di colpo impotenti, privati di tutto quello che nel passare degli anni era stato reso comodamente intergovernabile: controllo del traffico, portanti radiotelevisive, linee telefoniche cellulari ecc. A questo punto, perfino i membri più diffidenti del clan Shinohara cominciano a sospettare che Kenji sia stato incastrato da qualcun altro che aveva maggior interesse a scatenare il caos globale.
Il gioco si fa duro? E allora gli Shinohara sono pronti a tenere fede alla propria fama di guerrieri instancabili, anche nella vita di tutti i giorni; pompieri, poliziotti, medici, la bisnonna li sprona a svolgere il proprio lavoro col massimo del vigore garantendo l'assistenza alle città circostanti rimaste in ginocchio, la stessa anziana donna rispolvera la sua personale rete sociale, quasi novant'anni di amicizie maturate senza internet a fare da veicolo, e comincia una serie infinita di telefonate, dal capo della polizia a esponenti politici, consigliandoli, incitandoli, talvolta ordinando come fossero suoi nipoti; tutti rispettano la saggia autorità del capo di fatto del clan Shinohara. Eppure, ahimè, anche il successo parziale è di breve ed effimera durata; Kenji e i suoi amici riescono effettivamente ad ottenere alcuni dettagli in più sulla presenza responsabile del furto di avatar: dietro di essa non c'è un essere umano, bensì un esperimento di Intelligenza Artificiale di rara complessità; il suo scopo è, come prevedibile, di assimilare i contenuti accessibili in OZ e imparare. Scoprono inoltre che Love Machine, questo l'ironico nome del progetto, è stato attivato dal territorio degli dagli Stati Uniti, ma da chi e per quale motivo non gli è ancora dato saperlo; nel frattempo anche per la casa degli Shinohara giunge il tempo del caos. Il cuore dell'anziana bisnonna cede sotto lo sforzo dei giorni precedenti, il dispositivo che avrebbe dovuto monitorare i suoi parametri vitali tragicamente muto a causa del collasso di OZ. Love Machine dal canto suo ha sostituito l'orologio che dovrebbe scandire il tempo mondiale con un minaccioso conto alla rovescia circondato dalle fotografie di vari siti nucleari. Come possono Kenji, Natsuki, Kazuma e gli Shinohara annientare un avversario privo di emozioni, e che dopo avere appena finito di assorbire una buona metà dello scibile umano, sembra aver scelto la via della rappresaglia contro i suoi creatori? Questo non è più un gioco, è la guerra.
uff...fatica.
E brava Mad House, scommetto si staranno ancora beando del passaggio trionfale nelle sale (oltre che ai festival di Leeds, Locarno e Sitges, dove Summer Wars è stato accolto con uguale entusiasmo); il merito del successo di questa produzione va in gran parte a Mamoru Hosuda, già sotto l'occhio della critica internazionale per "The Girl Who Leapt Through Time". Ci son voluti tre lunghi anni di lavoro costante e dedicato, un tempo decisamente al di sopra della media e il risultato si vede. Summer Wars freme di vita in ogni inquadratura; ci sono decine di personaggi ognuno con la propria personalità. Ho letto paragoni col Miyazaki in miglior forma e, per esempio avedno davanti agli occhi la caratterizzazione dei bambini, devo dire che non sono confronti azzardati. Summer Wars racconta prima di tutto le ritualità quotidiane di una famiglia, le gioie (assistere davanti alla televisione al trionfo della squadra di baseball in cui gioca uno dei giovani Shinohara), le tragedie (la morte improvvisa e con tutta probabilità inevitabile della bisnonna), le tensioni, i momenti di comunità in generale. Già solo per questo Summer Wars è una splendida festa per i sensi. Poi interviene l'aspetto narrativo "fantainformatico", che di solito a chi è "dell'ambiente" dovrebbe in teoria strappare poco più di un sorriso, qui segnato da una svolta stilistica assolutamente azzeccata. I wargames del secolo corrente si giocano in un arena vibrante di colori, dove animazione tradizionale e grafica al computer convivono in continua mutazione. Mi auguro di cuore però che questo film non venga notato solo per il messaggio "attenti ad affidare il proprio futuro ai robot/ai computer/all'INTERNETS!!1" da fantascienza classica, perché io ci vedo soprattutto una bellissima celebrazione della famiglia E dei legami "analogici" che costruiamo ogni giorno della nostra vita.
Dubito arriverà nelle sale dei grandi circuiti cinematografici, a parte forse nel programma di qualche manifestazione tematica; magari però nei prossimi mesi potrebbero maturare speranze più concrete di una uscita localizzata per il mercato casalingo occidentale? Certo, ora come ora l'unico modo per l'animista medio di mettere le mani su questo gioiello è rimediare l'elusivo rip coi sottotitoli in coreano - di sicuro sfuggito a una sessione di screening - e il set separato di sottotitoli inglesi calibrati per sovrapporsi a quelli fissi. Ovvio che lo status legale di questo rip è grigio antracite tendente a zero (#000000 per la precisione), quindi buona parte dei tracker specializzati in fansub se ne sta tenendo alla larga.
Linkografia:
Quarantasette diviso zero
November 3rd, 2009Halloween triste per il sottoscritto, il SISTEMA ha deciso che ora come ora l'ultimo film di Dario Argento nelle sale non ci va neanche per ischerzo. Bisogna ripiegare su qualcos'altro, qualcosa di differente, che stimoli il dibattito.
Ecco come il cineforum de paura si è trasformato nel mio personale bidone nei confronti di Federico. Riscaldamento, snaxx (sgranocchini, per i non anglofoni), tasso alcolico nei limiti di legge, blocco degli appunti.
Lo scopo è lo stesso che mi ero prefisso da troppo tempo: affrontare il lungometraggio più astratto della filmografia di David Lynch in un ambiente raccolto e meno dispersivo rispetto alla sala cinematografica. Cosa è cambiato dopo l'impatto non particolarmente positivo del grande schermo?
Non la mia opinione di fondo; non me ne voglia il Cahiers du cinéma ma davvero, lo dico da fan di Lynch, su questo film ho sentito parecchie sbrodolate fuori luogo. Inland Empire è in gran parte il giocattolone di David Lynch fulminato sulla via di Damasco dalla tecnologia digitale, Justin Theroux stesso ammette che dopo un po' l'atmosfera sul set era quella di un passatempo inconsueto più che di una produzione internazionale.
Eppure rivederlo con calma mi ha fatto bene, devo dire; per dipanare una montagna di nodi irrisolti nella testa e per puntualizzare cosa mi aveva infastidito così tanto la sera del quattro marzo duemilasette:
Inland Empire è un film lungo, con molte scene di dialogo.
Ora, fosse qualsiasi altra pellicola accetterei di buon grado le pernacchie e gli inviti ad "andare a vedere vindisel", il problema è che qui siamo alle prese con quattro piani narrativi non necessariamente in sequenza - due supposti reali e due supposti immaginari - in due continenti e due epoche diverse, e c'è almeno un personaggio (forse non uno solo, la vicina di casa di Nikki sa troppe cose) in grado di attraversarli a piacimento.
Quindi due sono le possibilità: o mantenere per centottantaminuti un'attenzione più o meno costante su chi sta dicendo cosa a chi e dove (e farsi subito dopo venire i dubbi se sia stato l'attore o il personaggio a parlare, non aiuta il fatto che in dialoghi cruciali e potenzialmente rivelatori le "persone sullo schermo" non si chiamino per nome), oppure soccombere al bizzarro, ai lynchismi, e trovarsi a fissare una coreografia di prostitute che ballano e cantano in playback su una delle interpretazioni storiche di Nina Simone mentre nella stessa stanza due boscaioli segano un tronco (pant), con la faccia di chi sta cercando di svegliarsi da un brutto sogno.
Sono giunto a queste rivelazioni scioccanti alle due di notte passate, dieci chilometri prima della barriera autostradale di Roma Sud.
Una mano sul cuore
February 15th, 2009l'altra nei recessi più nascosti del porcellone salvadanaio, bastano 33 Euro per divenire complici co-produttori del prossimo film del Dottor Boll.
Con una mossa sorprendente, la casa di produzione del buon Dottore ha deciso di lanciare l'ennesimo guanto di sfida a chi vorrebbe vedere il ruspante cineasta tedesco disoccupato e possibilmente sotto un ponte: Blackout sarà finanziato in gran parte grazie alle donazioni dei fans, c'è tempo fino alla fine di Marzo per inviare il proprio contributo, scaduti i termini potrebbe verificarsi una di queste due eventualità:
a) le donazioni hanno coperto almeno il 43% del budget necessario (N.B.: il budget ammonta a circa 18 milioni di Dollari); in questo caso Blackout entra definitivamente in lavorazione. A tutti i partecipanti a questa gioiosa operazione andranno la gratitudine di Uwe Boll, un certificato-ricordo firmato da cast e regista, il DVD in superanteprima e, per 50 fortunati, viaggio spesato sul set in Canada e ipotetica partecipazione come comparsa a questo nuovo, gigantesco sfacelo.
Qualora invece b) la produzione non ritenesse ci fossero le condizioni per lanciare il progetto, o in ogni caso se le donazioni si rivelassero ben lontane dalla quota prefissa, niente paura! Chi vuole potrà avere indietro i suoi EurI oppure scegliere di ricevere in cambio una rara e preziosa raccolta di cataclismi cinematografici d'epoca, il Boll di prima di House of the Dead.
I miei soldi sono già sul tavolo.
Miotube
October 31st, 2008A una prima occhiata, Video DownloadHelper si comporta come una delle altre estensioni di mass-download per Mozilla Firefox, per esempio DownThemAll.
Basta tuttavia fare un giro su Youtube/Google Video/compagnia bella per scoprire le vere potenzialità di questo pratico add-on. Video DownloadHelper non si limita a estrarre i link a tutti i contenuti multimediali presenti nella pagina corrente; anche i video in streaming diventano link scaricabili e visualizzabili fuori dalla finestra del browser, senza bisogno di ricorrere a programmi dalla provenienza dubbia (e spesso impotenti di fronte alle catene di ridirezionamenti offuscati).
Gli stream di cui sopra possono essere salvati su disco in formato FLV - quello nativo di Adobe Flash, VLC Media Player li apre senza troppi problemi - o, smanettando fra le pagine del ricco pannello delle opzioni, convertiti in uno dei formati alternativi, ma per attivare questa caratteristica bisogna aver prima installato un pacchetto opzionale.









































