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Fractal Friday

March 19th, 2010

Niente sfondi, volevo provare qualcosa di diverso.

Il gioco di oggi si chiama: contiamo i cerchi
Tags: 960x960, frattali, inversioni del cerchio

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Anime: Oblivion Island: Haruka and the Magic Mirror

March 18th, 2010

Cito liberamente dalla presentazione del lungometraggio: Ad oggi la computeranimazione made in USA è una realtà consolidata nell'industria del divertimento; al contrario, in Giappone la mancanza di un know-how diffuso e l'impossibilità di avere accesso a budget paragonabili a quelli di Hollywood - e qui mi permetto di aggiungere: una predilezione innegabile nei confronti di soluzioni stilistiche nate sulla carta, trasportate con alterne fortune sugli schermi e obbiettivamente difficili da rendere in modo altrettanto espressivo in CG - hanno fatto sì che questo florilegio di tecnologia non prendesse mai veramente piede.

Titolo

Hottarake no Shima è l'esperimento con cui Production I.G ha provato a spezzare il circolo vizioso di un'allergia tutta nipponica all'animazione 3D.

Maremmaimpestata, era qui!   Tanto a voi non servono

Ma per adesso trasferiamoci "In un altro luogo, in un'altra epoca"; a quante leggende antiche come il tempo hanno dato vita le comunità rurali? In quelle giapponesi spesso e volentieri le divinità legate alla foresta decidono alternativamente di farsi beffe dei contadini o di offrire ad essi il loro aiuto - in cambio di un compenso adeguato.

Prometto di averne cura   Anche oggi starà via fino a tardi

Ebbene, C'era una volta, un uomo che aveva smarrito un pettine di legno; in sé nulla di valore, ma per il contadino rappresentava un ricordo prezioso. Disperato, egli si recò all'altare degli Inari portando in offerta un uovo di gallina. Sembra che quella notte gli spiriti fossero di buon umore, perché non solo il contadino rientrò in possesso dell'oggetto dato per perso, ma da allora in poi fra tutti coloro che avevano smarrito qualcosa, si sparse la voce che lasciando un uovo sull'altare del tempietto in un modo o nell'altro l'avrebbero ritrovata - Se avessero più tempo per stare insieme, Haruka trascorrerebbe giornate intere ascoltando la madre mentre le legge storie come questa; purtroppo la donna è costretta in un letto d'ospedale da una malattia incurabile e i libri di favole sono l'unico momento di autentica intimità familiare che madre e figlia riescono ormai a condividere.

Rivoglio indietro la mamma   Nessunoadestra, nessunoasinistra

Passano alcuni anni, Haruka ormai adolescente e suo malgrado donna di casa si trova a fare fronte alla vita con un padre di giorno in giorno più distaccato e assente. La ragazza vorrebbe cercare conforto nei ricordi della madre ma proprio allora si rende conto, un po' come il contadino nella sua favola preferita, che proprio lo specchio che da bambina in ospedale aveva promesso di conservare con la massima cura non è più al suo posto...

Eppure mi era parso...nah   Non può essere svanito nel nu

...del resto in tutte le leggende c'è nascosto un fondo di verità, giusto?

...del resto quello sulla collina alle spalle della città è un tempietto abbandonato, giusto?

Allora magari può essere l'occasione adatta per sondare la buona volontà degli Inari.

THUD   Che posto è mai questo?

Invece non ci sono spiritelli benevoli nei pressi del vecchio altare di legno, a meno di accontentarsi di una specie di gremlin orecchiuto con una maschera da volpe sul muso, apparentemente intento ad 'acquisire' e mettere in un sacco gli oggetti più disparati. Convinta di aver trovato la chiave del racconto, e quindi una possibilità di riavere indietro lo specchio, Haruka segue la creatura attraverso il bosco fino a una sorgente; nessuna traccia dello strano essere travestito da Inari, ma nel momento in cui si china sulla superficie dell'acqua ad osservare meglio, una forza la afferra e la trascina dentro...beh, un altrove - che a dar retta all'animazione giapponese ce ne sono a palate e sono tutti ghiotti di studentesse.

Vattenevattenevattene! Finiremo nei guai!   RicicLandia

Comincia da qui il vero viaggio fantastico di Haruka nell'isola delle Cose Dimenticate, un'avventura alla ricerca dello specchio che la madre le aveva affidato, e possibilmente anche di un modo per tornare a casa.

Buongiorno, mezzasega!   Ho già visto uno specchio del genere

Ora, per una volta ho dovuto riflettere bene prima di buttare giù un'opinione precisa su questo anime, mentre di solito molte delle mie impressioni riportate qui sopra sono "a pelle". Il problema è che, come capiterà a molti, ho guardato Oblivion Island con davanti agli occhi l'esperienza della casa che comincia con la D (o con la P, ad essere precisi). Indubbiamente di fronte alle produzioni targate Pixar, quelle con un budget che somiglia al Prodotto Interno Lordo di una piccola nazione e i titoli di coda che prima o poi verranno divisi in primo e secondo tempo, la prova di coraggio di Production I.G ha dalla sua molti punti di forza innegabili, ma allo stesso tempo soffre di tutta una serie di ingenuità di base che potrebbero minare il feedback di noi pubblico viziato dall'altra parte dell'oceano. Mi spiego meglio:

AHA! E' una PERSONA!   CE LA PAGHERAIIIIiiiIIIiiIiIIII

L'animazione statunitense a cui accenna la press release ha trovato il modo di ridefinire alcuni canoni tradizionali adattandoli al fatto che non sono più in gioco figure piatte ma modelli disposti nello spazio - e attenzione, il fatto di avere aggiunto una dimensione non è per forza un vantaggio, come dimostra l'evidenza di gag celebri che 'su un piano' funzionano, ma rimesse in scena usando dei modelli perdono buona parte del loro impatto, o sono addirittura irrealizzabili. Ma questo discorso è valido già a partire dal character design; la Pixar da anni ha fatto un enorme lavoro di resintesi sfornando personaggi con un'espressività e un modo di risultare familiari veramente ad oggi senza paragoni. Sono stati concepiti sapendo che avrebbero dovuto occupare uno spazio. Vogliamo invece ricordare che fine hanno fatto i vari esperimenti di virtualizzazione dei personaggi Warner? Devo tirare fuori dal cilindro il prossimo venturo film dei Puffi? Ecco, senza arrivare a livelli così catastrofici, Il problema di Haruka e in generale degli altri personaggi umani in Oblivion Island è che la terza dimensione è stata aggiunta con il calzascarpe tecnologico invece di nascere assieme al modello; si muovono e parlano come i personaggi di una serie animata con tecniche tradizionali, senza però avere accesso alle stesse scorciatoie visuali o la medesima vitalità. C'è un'espressione molto efficace che non credo abbia un corrispettivo in italiano: in pratica più una creatura di fantasia (o anche un automa) comincia ad assumere caratteristiche umane, più passa da 'mostro', a 'inumano', a 'visivamente familiare' se non fino addirittura a 'KE BLL KE 6!!!!'...prima di raggiungere la verosimiglianza "fotorealistica", potremmo dire, con l'uomo, l'esperienza rivela che esiste una Uncanny Valley popolata di personaggi "quasi umani ma non del tutto", e questi suscitano in chi li osserva una reazione spesso ancora più negativa rispetto ai corrispettivi 'inumani'. O per farla breve: "questo è un robottino", "questo è un robottino utile e amico di tutti", "questo è UCCIDETELO COL FUOCO".

Io ti volevo bene, tu invece mi hai abbandonato   Fix'd

Non credo di dire bestialità se affermo che la studentessa giapponese generica n.473858383, paracadutata a forza nella terza dimensione senza interventi apprezzabili, va giù di corsa nell'uncanny valley, e questo forse è la tara tecnologica-stilistica più evidente in questo lungometraggio. Ci sono poi altre ingenuità sparse, tipo set particolarmente complessi in cui si vede il conto dei poligoni calare di brutto, o l'occasionale "tre personaggi in secondo piano camminano con lo stesso identico passo" eredità delle produzioni a budget infimo.

Vivi tutto da solo?   Porta a me lo specchio e sarai...ricompensato

Però detto così sembra che io voglia smontare Oblivion Island e basta, in realtà ok, non sarà la vicenda più originale finita sugli schermi da Osamu Tezuka ai giorni nostri, ma per esempio l'introduzione che fa il verso alle tecniche pittoriche del medioevo giapponese, in generale la contaminazione fra sfondi dipinti ma animati come modelli nello spazio raggiungono una fluidità narrativa inaspettata, fino ad arrivare all'horror vacui totale e assolutamente di impatto dell'isola fatta di oggetti dimenticati (e riciclati in modo curioso), luoghi che sembrano usciti dai momenti migliori di Hayao Miyazaki. Il riscontro di pubblico e critica in patria per adesso è stato assolutamente favorevole, che poi penso sia il riconoscimento principale a cui stesse puntando Production I.G, loro che a più riprese hanno affermato "non vogliamo sembri un film 'americano'"; sarei altrettanto curioso, visto che fra l'altro è stato presentato al Festival del Cinema per Bambini di New York giusto nelle ultime due settimane, di leggere qualche reazione raccolta a casa di Luxo.

Linkografia:

  • Il sito ufficiale (giapponese)
  • Production I.G
  • La scheda su AniDB
  • Zorori-Project ha rilasciato un fansub
Tags: anime, hottarake no shima - haruka to mahou no kagami, oblivion island: haruka and the magic mirror, production i.g, shinsuke sato

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The irRegularGame of Life

March 17th, 2010

Ai tempi degli home computer, il Gioco della Vita di Conway era il listato in BASIC che prima o poi spuntava su qualsiasi rivista di informatica; in questo modo una generazione di ignari smanettoni ha appreso i concetti di base degli automi cellulari.

The irRegularGame of Life ne rappresenta una versione più competitiva.

E poi non ne rimase nessuno

Ferme restando le semplici regole che governano il Gioco, ovvero:

  • Alla successiva generazione, una cellula viva circondata da meno di due cellule vive morirà di solitudine
  • Alla successiva generazione, una cellula viva circondata da più di tre cellule vive morirà di sovrappopolazione
  • Alla successiva generazione, una cellula viva circondata da due o tre cellule vive rimarrà in vita
  • Alla successiva generazione, uno spazio non occupato circondato da tre cellule vive darà vita a una nuova cellula viva

ci troviamo a risolvere una serie di quesiti basati su un pattern iniziale (non modificabile) di cellule vive, una o più cellule "di scorta" posizionabili a proprio piacimento sulla griglia e infine una condizione, in base alla quale viene decretata la nostra vittoria - o altresi una sconfitta di quelle che bruciano. Di solito si tratta di sterminare estinguere tutte le cellule vive prima dello scadere di una certa generazione, oppure al contrario di lasciarle crescere & moltiplicarsi stile Summer of Love, fino a una quantità ben precisa.

E poi ci sono le combinazioni diaboliche tipo "Arriva alla generazione X con Y cellule in vita"; queste richiedono una confidenza non sempre elementare con alcuni pattern dal comportamento noto; comunque anche in questi casi sperimentando la soluzione prima o poi salta fuori.

Occhio al titolo del livello perché ogni tanto nasconde un suggerimento su dove sbattere la testa.

Richiede il Flash Player

Tags: armor games, flash, game of life, giochi in flash, puzzle, simulazione, the irregulargame of life

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Fractal Friday n.20

March 12th, 2010

Se venti vi sembran pochi...

CHIUDE E LIQUIDA TUTTO
Tags: 1600x1200, frattali, sfondi, wallpaper

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iAlbums

March 11th, 2010

Oh, questa è una notizia curiosa: di solito quando leggo di qualche scaramuccia fra band e case discografiche è per come spartire la nuova e succulenta torta delle piattaforme digitali.

I Pink Floyd tuttavia non sono "una band", e se fra loro e la EMI si è arrivati alle aule di tribunale forse vale la pena di approfondire:

Per farla breve, Gilmour, Mason e Waters hanno riportato una prima vittoria in base alla quale la casa discografica è diffidata dal distribuire la loro musica sotto forma di singoli download digitali, che è come dire: ciò che è concettualmente nato come "album" deve continuare ad essere venduto come tale.

Non è una conclusione scontata; in fin dei conti nell'anno di grazia 2010 ci sentiamo più ascoltatori seriali o ascoltatori random?

Voglio dire, al tempo della discografia classica dei Pink Floyd non è che ci fosse molta scelta: si poggiava il vinile sul piatto, puntina sul bordo e via con la facciata A; la tecnologia privilegiava un ascolto dall'inizio alla fine, e chiaramente le produzioni musicali si sviluppavano intorno a questa idea.

Fast forward di un ventennio scarso: arriva nelle case il Compact Disc, le tracce separate al millesimo di secondo non solo stimolano a skippare quel momento un po' loffio che affligge anche i migliori album, ma è addirittura possibile riprogrammare a proprio gusto l'ordine di esecuzione.

Viene a sfumare, in un certo senso, l'organicità dell'oggetto-album in favore di una tracklist flessibile. Però c'è comunque il media "fisico" a fare da collante.

Anno 20XX: sparisce infine anche il sottobicchiere argentato, ucciso, dicono i discografici, dal popolo che scarica a sbafo lea canzonie migliori meno farlocca dall'ultimo, ultrapromosso CD del gruppetto usa e getta della settimana.

Per i piani alti è una specie di rivelazione: il pubblico si è disinnamorato dell'oggetto-album - complice anche il fatto che con ottanta minuti a disposizione invece di quaranta come gli LP, la tentazione di allungare il brodo con potenziali lati B (i.e. vorrei ma non posso) e potenziali lati C (i.e. zozzerie) è davvero parecchia - Da qui come conseguenza macroscopica il rimarketing novantanovecentesimi senzacopertina che...beh, indubbiamente applicato a The Dark Side of the Moon va un po' stretto.

O no?

Tags: distribuzione digitale, download, emi, pink floyd

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